NEWSLETTER DAL 1° AL 9 OTTOBRE (e tanto di bello!)

Davvero c’è da scegliere a questo giro: Alessandro Portelli parla di Harlan County, Beatrice Seligardi di narrazioni accademiche, Claudia de Lillo di crisi sentimentali ed economiche con Lia Celi, Fabrizio Lombardo di poesia con Sergio Rotino, Zadie Smith arriva a Bologna per un’anteprima di Gender Bender, e Serena Venditto inventa un gatto detective e ne parla con Gianluca Morozzi.
Leggete per bene!
Vi aspettiamo a Trame o altrove.

PS Giovedì 4 ottobre è la festa di San Petronio, si deciderà all’ultimo, e la libreria potrebbe restare chiusa…

Lunedì 1 ottobre alle 18,30
al “Salone Di Vittorio” 3° piano presso la Camera del Lavoro di Bologna, in Via Marconi 67/2
proiezione gratuita del documentario “Harlan County, USA”
Organizzato dalla FIOM CGIL Bologna in collaborazione con la Cineteca di Bologna.
Bookshop a cura di Trame.
Saranno presenti Anne Lewis (film maker e aiuto regista del documentario) e Alessandro Portelli (storico, autore del libro “America Profonda”).

Harlan County, USA, è un film documentario vincitore dell’Oscar nel 1976, che racconta la lotta di 180 minatori e delle loro famiglie contro le grandi aziende minerarie.
La regista, Barbara Kopple, e la sua troupe, hanno trascorso anni con le famiglie rappresentate nel film, documentando le enormi difficoltà che hanno affrontato mentre lottavano per condizioni di lavoro più sicure e salari dignitosi. Hanno seguito i minatori davanti alla borsa di New York, hanno filmato interviste con persone affette dalle malattie polmonari contratte sul lavoro e documentato le aggressioni che i minatori hanno ricevuto mentre scioperavano.

“America profonda” (Donzelli), è una controstoria degli Stati Uniti, dalla frontiera a oggi, attraverso un solo, simbolico luogo: Harlan County nel Kentucky, al centro della regione mineraria dei monti Appalachi.
Da Harlan la storia degli Stati Uniti è passata tutta quanta: i reduci della guerra d’indipendenza, i pionieri, la frontiera, la schiavitù, la guerra civile, le faide e il whisky clandestino, l’industrializzazione e la deindustrializzazione, la distruzione delle antiche foreste, il colonialismo interno di un capitalismo senza scrupoli, le più violente e memorabili lotte sindacali dal 1917 alla fine degli anni ottanta, l’immigrazione (anche italiana) e l’emigrazione, il movimento per i diritti civili, i disastri ambientali delle miniere a cielo aperto, l’epidemia della droga – tutto sulle spalle e sulla forza di resistenza della sua gente.

Mercoledì 3 ottobre alle 18 in libreria
Beatrice Seligardi presenta “Finzioni accademiche” (Franco Cesati Editore, 2018) Finzioni accademiche. Modi e forme del romanzo universitario (Franco Cesati Editore, 2018).
Ne parlerà con Giulio Iacoli e Gino Scatasta.

L’università non è solo un luogo di trasmissione del sapere: è anche lo scenario di percorsi di formazione, di rapporti di potere, di storie d’amore, di contrasti di genere, di riflessioni teoriche ora ironiche ora serissime. Si tratta dunque di un terreno molto fertile per l’immaginazione di scrittori e scrittrici: nel rappresentare questo microcosmo hanno dato adito a un vero e proprio genere (o sottogenere) letterario multiforme, che ha visto il proliferare di una serie di definizioni (campus novel, academic novel, Professorroman), e che ha avuto una storia e una diffusione principalmente angloamericana. Concentrandosi sul periodo che ne ha visto la nascita e l’evoluzione, dal XIX secolo ai giorni nostri, il volume traccia le coordinate del romanzo universitario e dei diversi processi (geo-sociologici, storici, gender, letterari, culturali) che lo hanno caratterizzato.

Beatrice Seligardi è Dottoressa di Ricerca in Letterature euroamericane e Dr. Phil. in Literary and Cultural Studies. Ha scritto articoli su A.S. Byatt, Alice Munro, Don DeLillo, Francesca Woodman, Carol Shields, sul rapporto letteratura-fumetto, ed è autrice di una monografia sulla rappresentazione dell’inespressività femminile tra letteratura, fotografia, pittura e cinema (“Ellissi dello sguardo. Pathosformeln dell’inespressività femminile dalla cultur a visuale alla letteratura”, Morellini, 2018). Fa parte della redazione di Between e Studi culturali. Attualmente è docente a contratto presso l’Università degli Studi di Parma per il Workshop di Letteratura Contemporanea e Spettacolo, e collabora con la Fondazione Cineteca di Bologna in qualità di tutor didattico.

Giulio Iacoli, comparatista di formazione, è professore associato di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Parma. Sin dai primi lavori ha privilegiato i versanti della geografia letteraria e delle narrazioni e arti novecentesche. Tra i suoi lavori più recenti, “La dignità di un mondo buffo. Intorno all’opera di Gianni Celati” (Quodlibet 2011), “A verdi lettere. Idee e stili del paesaggio letterario” (Cesati 2016) e “Luci sulla contea. D’Arzo alla prova della critica tematica (2017). È attualmente condirettore di «Studi culturali» (il Mulino); con Federico Bertoni dirige la collana “Sagittario. Discorsi di teoria e geografia letteraria” (Cesati).

Gino Scatasta insegna Letteratura Inglese e Culture Mediali Anglofone presso l’Università di Bologna. Il suo volume più recente si intitola “Fitzrovia, o la Boheme a Londra” (Il Mulino, 2018). Ha scritto sul teatro di W.B. Yeats, sulla letteratura irlandese, su Dickens, Oscar Wilde e la letteratura tardo-vittoriana. Ha tradotto romanzi, saggi e fumetti e da qualche anno si occupa delle rappresentazioni di Londra in letteratura, di Jack lo Squartatore, della scena letteraria e artistica inglese fra le due guerre mondiali e delle culture pop contemporanee.

Venerdì 5 ottobre alle 18,30 in libreria
Claudia De Lillo presenta “Nina sente” (Mondadori) e ne parla con Lia Celi.

Nina Forte per lavoro guida un’automobile, ma non è una tassista: è un’autista NCC che ha ereditato la licenza dal padre. È una driver sui generis: colta, arrabbiata, madre di un adolescente inquieto ed ex moglie di un marito irresponsabile. Ha ottenuto un contratto di collaborazione con una banca sulla quale stanno mettendo le mani i cinesi lanciando un’offerta molto competitiva: e i clienti di Nina, quando salgono in macchina con lei, parlano, non temono di parlare, o forse non si preoccupano che lei ci sia, al volante e con le orecchie aperte. È ossessionata da un olfatto eccezionale, dalla dizione perfetta, dalla giustizia. Fra una rivelazione e uno scandalo, capisce che l’alta dirigenza della banca si sta difendendo dai cinesi con mosse oscure, destinate a lasciare intatti gli equilibri interni di potere. Nel labirinto degli eventi che segnano le torbide trattative dell’istituto bancario finisce l’indebitato Guido, amico storico di Nina, che viene trovato morto. Nina sente un odore che la perseguita e che fa da traccia, da indizio, da strada verso la soluzione del mistero. Nina Forte, intrepida driver, porta su di sé i segni del proprio tempo, delle proprie illusioni, delle proprie ossessioni. E si affaccia dalla pagina, complice come una sorella, come una ambasciatrice delle nostre inquietudini. Un giallo? Può darsi, ma anche una commedia. Una brillante commedia sociale in cui si staglia una piccola grande donna schierata contro la macchina del potere e del danaro.

Claudia De Lillo, nota con lo pseudonimo di Elasti, vive a Milano con il marito e i figli e lavora come giornalista finanziaria.
Nel settembre 2006 ha aperto il blog nonsolomamma.com.
Nel 2008 il suo primo libro, Nonsolomamma, ha riscosso un immediato successo e ha contribuito al dibattito dedicato ai problemi delle donne che vogliono conciliare maternità e lavoro. Dal febbraio 2010 tiene una rubrica su D di Repubblica, «Appunti & divagazioni di una (non solo) mamma». Conduce inoltre su Rai Radio 2 la trasmissione Caterpillar AM.
Nel 2010 TEA ha pubblicato il seguito di Nonsolomamma intitolato Nonsolodue.
Nel 2012 è stata nominata Ufficiale al Merito della Repubblica per aver inventato il personaggio di Elasti e per aver fatto della conciliazione tra lavoro e famiglia il suo chiodo fisso. Ha pubblicato poi con Feltrinelli Dire fare baciare e con Einaudi Alla pari, il suo primo romanzo.

Lia Celi ha tradito la laurea in Lettere classiche per il giornalismo satirico e la scrittura umoristica. Blogger e autrice per radio e tv (Pippo Chennedy Show e La Barcaccia), ha scritto per “Cuore”, “Smemoranda”, “Specchio” e collabora con “Il Fatto Quotidiano” e “Lettera43”. Oltre a essersi cimentata nella conduzione televisiva (Celi, mio marito!, Raitre) e radiofonica (Mai stati meglio, Radio2), è autrice teatrale con lo spettacolo “Ma che razza di Otello?”, interpretato da Marina Massironi.
Tra i suoi libri più recenti “Corso di sopravvivenza per consumisti in crisi” (Laterza, 2012) e, con Andrea Santangelo, “Mai stati meglio” (Utet 2014), “Caterina la Magnifica” (Utet 2015) e “Casanova per giovani italiani” (Utet 2016).

Sabato 6 ottobre alle 18 in libreria
per la rassegna Paesaggi di poesia coordinata da Sergio Rotino
presentazione del libro di Fabrizio Lombardo “Coordinate per la crudeltà” (Kurumuny collana Rosada)

Continua Paesaggi di poesia 2018.
La rassegna, ideata da Sergio Rotino, e ospitata nella libreria indipendente Trame, prosegue nella nuova stagione e ripropone la sua formula, presentare una serie di autori senza vincoli di età o di scuole, provenienti per la stragrande maggioranza da fuori Bologna.
Il cartellone della nuova edizione di Paesaggi di poesia è sempre attento a quanto propone la scrittura poetica in Italia, anche nelle vesti della traduzione o dell’antologia.

Giunto alla terza raccolta, Fabrizio Lombardo assembla in “Coordinate per la crudeltà” una serie di quattro reportage, tanti quanti sono le sezioni in cui è diviso il libro, incentrati sulla realtà e sulla vita quotidiana dentro cui gli esseri umani agiscono. Via via che il testo procede, i componimenti appaiono farsi sempre più rarefatti quanto impietosi, passando dalla riflessione di un privato quotidiano alla constatazione dell’orrore insito nell’universo del lavoro, così come oggi ci si propone.
Mantenendo fede a uno stile dagli accenti rapsodicamente lirici, pur restando sempre strettamente collegato con una versificazione narrativo-riflessiva, oltre che profondamente autobiografica, Lombardo traccia le coordinate tutte contemporanee di un teatro della crudeltà tenuto in tensione sul filo di una glaciale constatazione degli eventi. Anche quando il personaggio cui l’autore si rivolge prende le sembianze concrete di uno degli affetti più intimi.
È proprio in questo sguardo, attento quanto parzialmente distaccato, che Lombardo indica la necessità di nuove coordinate capaci di tracciare una possibile rotta attraverso la quale permettersi di vedere finalmente, quindi di riconoscere, la crudeltà del nostro contemporaneo, meglio: la “dittatura del contemporaneo”.

Lunedì 8 ottobre alle 10,30
presso l’Aula Giorgio Prodi in piazza San Giovanni in Monte 2 a Bologna
Anteprima del Festival Gender Bender in collaborazione con Associazione Orlando
Zadie Smith presenta “Feel Free” (edizioni Sur) e ne parla con Rita Monticelli, dell’Università di Bologna.
Bookshop a cura di Trame.

Oltre a essere una delle narratrici britanniche di maggior successo della sua generazione, Zadie Smith è anche una brillante autrice di non-fiction.
Feel Free raccoglie ventisei articoli e saggi scritti fra il 2010 e il 2017, che spaziano fra l’analisi politica e la critica culturale, l’autobiografia e la riflessione.
In queste pagine l’occhio penetrante della scrittrice si concentra di volta in volta su popstar del calibro di Jay-Z e Justin Bieber, su artiste di culto come Billie Holiday e Joni Mitchell, su Mark Zuckerberg, sul referendum della Brexit, sui giardini di Roma o sui cartelloni pubblicitari di New York, o ancora su una foto di famiglia scattata trent’anni fa: ma supera sempre lo specifico oggetto della sua attenzione per abbracciare questioni più ampie o apparentemente lontane. Da un video di David Bowie si ricava un consiglio di scrittura, da un quadro del Settecento un ragionamento sull’identità femminile.
Seguire le ipotesi e le intuizioni di Zadie Smith, lasciarsi guidare dalla sua intelligenza curiosa e dalla sua miscela di autorevolezza e autoironia, dà al lettore il senso di una continua, gioiosa, libera esplorazione del mondo che lo circonda: un potente antidoto al ritratto appiattito e opprimente che di quello stesso mondo tendono a darci i media e i social network.

Martedì 9 ottobre alle 18 in libreria
Serena Venditto presenta “Aria di neve La prima indagine di Mycroft, il gatto detective” (Mondadori) e ne parla con Gianluca Morozzi.

“Se siete disposti a credere che un gatto possa aiutare una traduttrice a indagare su un delitto, questo libro fa decisamente per voi.
Se non siete disposti a credere a queste cose, scusate, ma che leggete a fare?” Marco Malvaldi

Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell’adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l’uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l’affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero, e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio molto sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le “celluline grigie” di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l’archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio di tutta la sua sottile, felina intelligenza.
Con penna lieve e ironica, Serena Venditto costruisce una commedia in giallo fitta di citazioni e richiami letterari e pop, abitata da personaggi irresistibili, tra i quali spicca il profilo sinuoso e sornione di un gatto destinato a entrare nella Hall of Fame dei suoi illuminati simili.

Serena Venditto è nata nel 1980 a Napoli, dove lavora al Museo Archeologico Nazionale. Ha esordito con la commedia Le intolleranze elementari (Homo Scrivens 2012).
Aria di neve è il primo volume della serie dedicata al gatto detective Mycroft e ai 4+1 di via Atri 36, e ha già ricevuto numerosi riconoscimenti e segnalazioni (Premio Nabokov, Premio della critica Costadamalfi, Garfagnana in Giallo, Festival Giallo Garda).

Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971.
Esordisce per Fernandel con Despero (2001), Luglio, agosto, settembre nero (2002) e Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto…(2003), Accecati dalla luce (2004), con il disegnatore Squaz, Pandemonio (2006), con Paolo Alberti Le avventure di zio Savoldi (2006), poi L’abisso (2007) e Anche il fuoco ha paura di me (2015), la serie a fumetti FactorY (2008-2010), e Confessioni di un povero imbecille, (2016), con il cd audio omonimo del gruppo Gli Avvoltoi.
Con Guanda e/o Tea dal 2004 Blackout, e fra gli altri L’era del porco, Colui che gli dei vogliono distruggere, Radio Morte, Lo specchio nero.
Nel 2018 Gli annientatori (Guanda) e “L’ape regina” (Fernandel).

Rispondi